Le case Olivetti

Luogo
Ivrea
Progetto
2010

il volume Le case Olivetti a Ivrea – L’Ufficio Consulenza Case Dipendenti ed Emilio A. Tarpino a cura di Carlo Olmo, Patrizia Bonifazio e Luca Lazzarini (contributi fotografici di Paolo Mazzo), edito da Il Mulino e Archivio Storico Olivetti per la Collana di Studi e Ricerche. Il volume raccoglie, per la prima volta, il corpus e la storia delle case (della sola area di Ivrea città) progettate per i dipendenti dall’Ufficio Consulenza Case Dipendenti diretto dall’Arch. Emilio A. Tarpino dal 1951 al 1968 e poi come consulente fino al 1972.

Questo volume, attraverso ricerche condotte presso l'Associazione Archivio Storico Olivetti e presso altri archivi privati e pubblici, propone una prima ricognizione, sui programmi di case per dipendenti a Ivrea, con una particolare attenzione al ruolo affidato all'Ufficio Consulenza Case Dipendenti Olivetti diretto dall'architetto Emilio A. Tarpino. Oggetto di studio e analisi sono i modelli progettuali e le scelte politiche operate dalla Società OliVetti in un periodo importante della sua storia. Scelte che testimoniano la pluralità di soggetti e di culture - anche tecniche - che contribuirono a dare forma al paesaggio residenziale di Ivrea, investito da un singolare processo di modernizzazione che vide l'attività dei servizi sociali come fulcro della gestione della vita della fabbrica e catalizzatore dell'attenzione anche internazionale sul «caso Olivetti». Il volume è corredato da inserti documentali e dal prezioso contributo fotografico di Paolo Mazzo.

Dice il professore Carlo Olmo, autore del pezzo introduttivo del libro “…Nella vulgata olivettiana esistono i maestri (Figini e Pollini, Quaroni, Vittoria, Gardella, Ridolfi, Gabetti e Isola, Valle) e i loro … doppi. … Indagare sui processi che dagli anni Trenta a fine anni Sessanta disseminano Ivrea di centinaia di residenze fa apparire non solo una popolazione di professionisti (architetti, ingegneri, geometri) ignota, però che sola spiega la qualità morfologica della città, ma aiuta anche a capire la natura dialogica del processo progettuale e costruttivo che caratterizzava l’Ivrea olivettiana. … Perché Tarpino ripropone alla scala di una prima microstoria uno dei nodi irrisolti di tutta la vicenda di Ivrea: quella della relazione tra un “locale” che negli anni diventa il luogo o forse la località dove si sperimentano le scienze sociali, la responsabilità sociale d’impresa il possibile rapporto tra conoscenza e politiche urbane, il rapporto tra eccezione e tipo…” Il lavoro di Emilio A.Tarpino e del gruppo di persone dell’UCCD, con i circa 300 progetti eseguiti, ha segnato il volto della città e del suo hinterland, di pari passo con i grandi architetti che affollavano la scena eporediese, dialogando anch’essi con le gerarchie dell’impresa. Oggi quelle case sono testimonianze del nesso tra spazio e società, sono un esempio di reciprocità come metafora/analogia, perché le radici della sostenibilità si fondano sulla reciprocità, altrimenti la sostenibilità non si realizza, laddove per reciprocità si intende un pensiero che diventa progetto, poi prototipo, poi sistema di produzione e che arriva alle persone che lo producono, in un tessuto di connessione che è trasferimento sociale.